La ripartenza dell’Anno pastorale rende i mesi di settembre e ottobre sempre più pieni di appuntamenti e contemporaneamente crescono le suggestioni provenienti dalla vita della Chiesa, il viaggio del Papa in Francia e la conclusione del consiglio permanente della CEI, temi di cui ci occupiamo ampiamente su questo numero del Corriere. A proposito di vita della Chiesa questa settimana dal 28 al 30 settembre la Diocesi di Aosta ha ospitato il Direttore dell’Ufficio per i Beni culturali e l’Edilizia di Culto della Conferenza Episcopale Italiana con alcuni suoi collaboratori e i Membri del Comitato per la valutazione dei progetti
di intervento a favore dei beni culturali ecclesiastici e dell’edilizia di culto. Da alcuni anni, il Comitato è presieduto da mons. Franco Lovignana. Partiamo però dall’evento che ha provocato reazioni e domande nella giornata di lunedì. Lo facciamo non per alimentare polemiche, ma per offrire una parola chiarificatrice sulla posizione del Vescovo in materia.
In questi giorni si sono accese polemiche in merito a un post pubblicato sullo stato privato di WhatsApp del suo Segretario. L’Associazione Arcigay-Queer Vda, attraverso un articolo su Gazzetta Matin, le ha chiesto se il post esprimesse la posizione della Diocesi. Che cosa ha da dire in merito?
Come ho scritto immediatamente nella nota diffusa dall’Ufficio diocesano Cultura e Comunicazioni Sociali, il post non rappresenta la posizione della Diocesi perché su qualsiasi avvenimento, situazione o argomento essa viene sempre ed esclusivamente espressa attraverso i canali ufficiali, ossia la predicazione pubblica, i messaggi, le lettere, eventuali interviste del Vescovo, e, quando opportuno, viene rilanciata dall’Ufficio Stampa. Nel merito del caso specifico, qualunque fosse l’intento del post, esso, come è ovvio, non rappresenta né il pensiero né il modo di porsi della Diocesi e della Chiesa in generale.
Qual è dunque la posizione della Diocesi rispetto alle tematiche legate all’Aosta-Pride?
Sull’evento o gli eventi legati all’Aosta-Pride non vorrei fare commenti. Penso che tutti possano esprimersi liberamente, rispettando sempre altri modi di pensare e di vedere la vita e il mondo, senza pretendere di imporre la propria visione a tutti. Quando la Chiesa parla di affettività, di sessualità, di matrimonio, di castità richiama il Vangelo e lo traduce, alla luce della sua Tradizione di fede e scelte etiche, per l’oggi dei fedeli, cioè di quanti si dicono e cercano di essere discepoli di Gesù Cristo. In secondo luogo a me non sembra che si debbano dividere le persone in categorie e apporre etichette. Non vogliamo e non dobbiamo
perdere una grande ricchezza che il cristianesimo ha portato alla nostra civiltà, cioè la scoperta e il rispetto della dignità di ogni persona. Da qui sempre desideriamo ripartire. Per questo preferisco non parlare astrattamente di tematiche legate all’omosessualità, ma di persone concrete che vivono situazioni concrete, a volte con sofferenza e fatica. Le persone, tutte le persone – indipendentemente dal loro orientamento sessuale – sanno che nella Chiesa trovano porte aperte, anche se la Chiesa non smette di insegnare quanto ritiene un cammino di verità e di vita. Non si tratta di parole: in questi anni ho ricevuto in vescovado
e dialogato con molte persone che si definiscono omosessuali, anche attivisti, e credo che nessuno abbia trovato atteggiamenti sospettosi o discriminatori, ma piuttosto ascolto e confronto. Ovviamente il confronto non è mai unidirezionale e si può rimanere su posizioni differenti eppure comprendersi e rispettarsi, stringersi la mano sinceramente al termine di un incontro. È quanto ho fatto e continuerò a fare con chiunque si presenti.
Quale dev’essere l’atteggiamento della comunità cristiana verso i fratelli e le sorelle che si professano omosessuali?
Penso che la comunità cristiana debba cercare di essere sempre più accogliente verso tutti, perché tutti hanno un posto nel cuore di Dio. Certamente molti passi vanno ancora compiuti per mettere bene in pratica quanto il Catechismo della Chiesa Cattolica ci chiede: da una parte delicatezza, rispetto, eliminazione di ogni discriminazione e dall’altra la presentazione chiara e senza ambiguità dell’antropologia e della morale cristiane.
Per la prima volta ospita in Valle i lavori del Comitato nazionale che da diversi anni lei presiede.
È per me una gioia grande, oltre che un onore, ospitare qui ad Aosta le persone con le quali collaboro da diversi anni al servizio di tutte le Diocesi italiane. Se molti interventi sono realizzati su tutto il territorio nazionale lo dobbiamo ai fondi dell’otto per mille che vengono destinati a questo scopo. Senza di essi le comunità locali non avrebbero le forze per intraprendere operazioni, magari urgenti o almeno necessarie, ma superiori alle risorse disponibili. Accanto alle risorse economiche giocano un ruolo fondamentale la competenza e la professionalità del Direttore e degli Operatori dell’Ufficio nazionale che coordinano questo immenso lavoro, accompagnandolo con l’opera di monitoraggio, di catalogazione, di valorizzazione dell’immenso patrimonio ecclesiastico (beni architettonici, librari e archivistici e beni immateriali), studiando sinergie con lo Stato italiano e con svariati organismi culturali.

Quali sono i compiti del Comitato?
Ha il compito di esaminare e valutare i progetti per il restauro di chiese, case canoniche ed edifici di ministero pastorale (saloni, aule di catechismo, oratori…) o la costruzione di nuovi edifici da adibire all’uso di culto e pastorale. Dalla valutazione del Comitato scaturisce la proposta di contributo che la Conferenza Episcopale attribuisce a ogni richiesta, attingendo dai fondi dell’otto per mille.
Abbiamo visto il bagno di folla che ha accolto il Papa in Francia. Sembra uno scenario naturale, ma nella laica Parigi ha fatto effetto…
Colpisce davvero molto ed è il segno di una risurrezione religiosa del Paese, come ha sottolineato il Santo Padre nella Cattedrale di Notre-Dame e come dimostrano i numeri straordinari di giovani e giovani adulti che chiedono il Battesimo. Che si tratti di qualcosa di molto profondo, che sta cambiando il volto del Paese, lo si comprende anche dal fatto che alcuni ambienti cercano di minimizzare il fenomeno. Al di là dell’impressionante partecipazione della gente a Parigi e a Lourdes, penso che valga la pena leggere i testi integrali dei discorsi e delle omelie pronunciati da Leone XIV in questi giorni, perché purtroppo i resoconti della stampa sono stati veloci e spesso anche riduttivi.
Domenica 4 ottobre, alle 20,30, nel Convento dei frati Cappuccini di Châtillon, presiederà una S. Messa per l’800° anniversario della morte di San Francesco d’Assisi. Si tratta di una figura che oggi più che mai sembra avere da dire parole fondamentali non soltanto per i cristiani, ma per l’umanità intera.
San Francesco è stato un cristiano vero, di carne. Come tale, spogliato di tutte le caricature che il presente spesso gli attribuisce, Francesco parla all’uomo di oggi e lo richiama al rapporto con Dio e ai grandi orizzonti che da Dio scaturiscono: fraternità, pace, perdono, dialogo, condivisione, rispetto per il creato. Per Francesco questi temi non sono slegati dal suo rapporto con Cristo, ma piuttosto ne derivano e ne sono ricolmi. Tutti possono essere ispirati da san Francesco e ispirarsi a lui, ma tutti dovrebbero anche interrogarsi sul fuoco interiore che lo ha appassionato e reso testimone incandescente dell’amore di Dio, cioè il suo rapporto con Cristo, la sua fede.
