C’è una fotografia nitida nel 21° Rapporto sulla comunicazione curato dal Censis: l’informazione tradizionale perde terreno, il digitale domina, la fiducia si incrina. Ma come tutte le fotografie, anche questa lascia fuori qualcosa. E ciò che resta fuori, in questo caso, è tutt’altro che marginale.
I numeri parlano chiaro. Nel 2025 la televisione raggiunge ancora il 93,2% degli italiani, ma cambia pelle: cala quella tradizionale (79,5%), crescono web tv (62%) e mobile tv (38,6%). Internet e smartphone superano il 90% di diffusione, i social network arrivano all’86,2% . È lì che oggi si gioca gran parte della partita informativa.
Nel frattempo, la carta arretra. I quotidiani a pagamento scendono al 21% dei lettori, segnando un crollo del 46% dal 2007. I settimanali si fermano al 18%, i mensili al 15,8% . Anche i principali canali informativi – telegiornali, siti web, piattaforme digitali – registrano flessioni. Emergono nuovi linguaggi, come reel e meme, anche se quasi il 40% degli utenti che li consuma lo fa in modo distratto, spesso senza considerarli vera informazione .
Eppure, dentro questo scenario di crisi e trasformazione, c’è un dato che sorprende: i libri tornano a crescere. Il 42,4% degli italiani ne legge almeno uno all’anno, in aumento rispetto al 2024 . Segno che il bisogno di contenuti più profondi non è scomparso, ma cerca altri spazi.
Lo studio fotografa: abbondanza di accesso, frammentazione delle fonti, crescente disorientamento. Non a caso, il 59,5% degli italiani dichiara di evitare, almeno a volte, i media più diffusi, mentre aumenta la ricerca di interpretazioni alternative e indipendenti . È una crisi che non riguarda solo i mezzi, ma la relazione tra informazione e cittadini.
E qui emerge il punto cieco del Rapporto.
Nelle rilevazioni non compaiono molte realtà locali: giornali di territorio, esperienze editoriali di prossimità, stampa diocesana. Un’assenza che pesa, perché proprio lì si sta giocando una partita diversa. Meno visibile, certo, ma non meno significativa.
Mentre i grandi quotidiani perdono lettori, queste realtà hanno registrato cali più contenuti. Non per inerzia, ma per una ragione precisa: non parlano a un pubblico indistinto, ma a una comunità.
È una differenza sostanziale. Perché se il sistema mediatico nazionale appare sempre più segnato dalla sfiducia, l’informazione locale continua a generare relazioni. Non solo notizie, ma legami. Non solo contenuti, ma appartenenza.
Il Rapporto descrive un pubblico attivo, che verifica, seleziona, diffida. Ma forse non coglie fino in fondo dove questa fiducia si ricostruisce. Non nei grandi flussi dell’informazione globale, ma nei luoghi in cui la notizia ha un volto, un nome, una prossimità.
È qui che i giornali locali – e tra questi quelli diocesani – mostrano una resilienza che i numeri generali non raccontano. Non sono immuni alla crisi, ma la attraversano in modo diverso. Perché svolgono una funzione che va oltre l’informazione: tengono insieme pezzi di società.
Per questo, se davvero si vuole capire lo stato dell’informazione in Italia, bisogna allargare lo sguardo. Integrare i dati con ciò che i dati non dicono. Perché non tutto ciò che conta entra nelle statistiche.
E a volte, ciò che resta fuori è proprio ciò che tiene dentro le comunità.
Alcuni focus:
Radio ancora protagonista
In un panorama mediatico in continua trasformazione, la radio conferma la propria solidità. Nel 2025 il mezzo radiofonico raggiunge il 78,4% degli utenti, dimostrando una notevole capacità di adattamento ai nuovi sistemi di fruizione.
L’autoradio resta il principale canale di ascolto, con il 70% dell’utenza e una crescita di 1,2 punti percentuali nell’ultimo anno. Tiene anche la radio tradizionale, stabile al 46,8%, mentre sul fronte digitale cresce soprattutto l’ascolto tramite smartphone, che arriva al 28,2% (+2,8%). La radio via internet si attesta invece al 18%.
Internet vicino alla saturazione
Secondo il rapporto, l’utilizzo di internet in Italia appare ormai consolidato e prossimo alla saturazione. Gli utenti della rete sono il 90,4% della popolazione, con una crescita minima rispetto al 2024 (+0,3%).
Una dinamica simile riguarda gli smartphone, utilizzati dal 90,3% degli italiani, e i social network, che raggiungono l’86,2% della popolazione. Anche in questi casi gli incrementi sono molto contenuti, segno di un mercato ormai maturo.
Giovani sempre più social, ma qualcosa cambia
Tra i giovani tra i 14 e i 29 anni i social network restano centrali, anche se emergono i primi segnali di rallentamento. Instagram scende al 74,8% degli utenti giovani, YouTube al 76,9%, mentre TikTok tiene meglio con il 64,5%.
WhatsApp domina ancora tra le piattaforme di messaggistica con l’88,6% dei giovani utenti. Cresce anche l’interesse per Spotify, utilizzato dal 49,8%, e per le piattaforme di videogiochi, seguite dal 39,7%.
Il fenomeno del “social detox”
Accanto all’uso sempre più diffuso delle piattaforme digitali emerge anche il bisogno di prendere le distanze dai social network. Il 38,1% degli italiani dichiara di aver sentito l’esigenza di ridurne l’utilizzo, disinstallando app o limitando il tempo trascorso online.
Le principali motivazioni sono l’eccessiva distrazione dalla vita quotidiana, il desiderio di recuperare tempo per sé e la percezione di una vera e propria dipendenza.
Community digitali e intelligenza artificiale
Il rapporto dedica spazio anche alle community online, considerate nuove forme di appartenenza sociale. Il 17,9% degli italiani afferma di far parte o aver fatto parte di una comunità digitale, esperienza giudicata positivamente dal 38,4% degli utenti.
Infine, il tema dell’intelligenza artificiale divide l’opinione pubblica. Il 61,6% degli italiani dichiara di non sentirsi a proprio agio nell’informarsi attraverso contenuti generati interamente dall’IA. Tuttavia, il 38,4% si mostra favorevole, soprattutto se i contenuti sono supervisionati da esseri umani.
A preoccupare maggiormente sono il rischio di disinformazione e fake news, ma anche la convinzione che i contenuti creati dalle persone mantengano un valore superiore rispetto a quelli prodotti artificialmente.
