Maturandi. La benedizione dei ragazzi è un rito. Come la maturità. Aiuta a capire che una presenza ci accompagna e protegge sempre

Anche domani ci sarà

La benedizione dei maturandi è un rito. Come la maturità. Aiuta a capire che una presenza ci accompagna e protegge sempre

Mons. Derio Olivero

Questa sera ho fatto la benedizione dei maturandi. Mi sono emozionato. Giovani di quinta superiore prossimi all’esame di maturità. Giovani che stanno pensando al futuro. Guardavo i loro visi, belli e sinceri. Immaginavo i loro pensieri, le paure, i sogni. Per un attimo sono tornato alla mia quinta liceo. Mi sono passati davanti agli occhi i visi dei compagni e di alcuni professori. Serate di festa, discussioni, sogni, ore chini sui libri con i dizionari di greco e latino. Interrogazioni, compiti in classe, versioni, poesie, pagine intense di filosofia. Ringrazio la vita perché mi ha regalato tanti anni di studio. E penso alle mie tormentate scelte di quei mesi, prima della maturità.

Maturandi. Benedire il futuro dei giovani

Dubbi, progetti, paure, pensieri: “Cosa farò nella vita?”. Oggi ho rivisto questo sui loro volti. Ecco il senso del rito: benedire il loro futuro. Non hanno ancora vent’anni. Arriveranno fino al 2100. Come sarà Pinerolo? Come sarà l’Europa? Stanno crescendo in un cambio d’epoca. Entreranno in una nuova civiltà. Mi fanno tenerezza, perché so che ogni cambiamento è ‘traumatico’, è faticoso. Esige tanta energia. Vorrei allungare le mie braccia fino al 2100 per poterli accompagnare, sostenere, accarezzare, spronare. Ma ho braccia troppo corte. Non arrivano fino là.

Affidare tutta la vita dei ragazzi al Signore

Ecco il senso del rito: affidarli al Signore. Lui ha braccia lunghe, capaci di accompagnarli fino all’ultimo dei loro giorni. La benedizione non è un atto magico. Non è trattare Dio da mago. Benedire significa aiutare gli umani a riconoscere ‘una presenza già presente’. Il rito aiuta a vedere ciò che già c’era. Apre gli occhi su una presenza che ci ha accompagnati fin qui. Lui c’è prima che tu te ne accorga. C’era prima che tu lo invocassi. È una presenza non facile da vedere, eppure sempre presente. Nel rito apri gli occhi e dici: “Ah, ci sei! Grazie”. In questa esperienza ricevi in regalo la fiducia che Lui ci sarà anche nel futuro. “Ci sei sempre stato, dunque ci sarai sempre”. Posso ripartire fiducioso.

La benedizione di Dio che fa meraviglie e dona bontà e bellezza

Posso affrontare il futuro ‘da benedetto’, cioè con la certezza che Tu ci sarai. Detto in parole più precise “L’azione di benedire trasforma la realtà, in ragione di uno sguardo e di una ‘performance’ narrativa (anamnesi). Che riconosce in Dio l’autore della bontà e della bellezza. E gli concede un credito di fiducia (epiclesi) per il futuro” (M. Gallo).

La benedizione dei maturandi

Nel rito di questa sera abbiamo aiutato i giovani a guardare con fiducia al futuro, fondandosi sulla certezza che Dio da sempre accompagna la storia. Possono affrontare l’esame di maturità, anzi l’intero futuro, con fiducia perché ‘benedetti’. In loro ci sarà sempre una Presenza che da sempre è stata presente. Ora vado a dormire felice. Riguardo i miei primi sessant’anni. E riconosco che Dio è stato sempre presente, anche quando non me ne rendevo conto. Quando mi sentivo lontano da Lui. E la vita batteva duro. Lui c’è sempre stato ed ha tenacemente lavorato. Ha fatto meraviglie. Posso andare a dormire sereno. Lui ci sarà anche domani. Anche domani sarò benedetto.

(Foto: Eco del Chisone)

Derio Olivero

pubblicato su L'Eco del Chisone