i partecipanti alla presentazione alla Cattedrale di Susa

Susa, la Cattedrale di San Giusto rinasce per i suoi mille anni

Dalla scoperta di una cripta romanica rimasta nascosta per sette secoli al recupero del presbiterio: un grande progetto archeologico e liturgico accompagnerà il millenario della Cattedrale. Il cardinale Repole: «Abbiamo ricevuto il dono della fede e abbiamo la responsabilità di trasmetterlo»

Mille anni di storia che tornano alla luce, ma soprattutto mille anni di fede e di vita di una comunità. La Cattedrale di San Giusto a Susa si prepara a celebrare nel 2027 il millenario della sua fondazione con un volto rinnovato. Restituirà visibilità a un patrimonio rimasto nascosto per secoli. Entro circa otto mesi dovrebbero concludersi i lavori di recupero del presbiterio. Ultimo capitolo di un lungo percorso di restauri e scoperte archeologiche che ha profondamente modificato la conoscenza della storia della Cattedrale.

La presentazione del restauro e dei cantieri

Il progetto è stato presentato martedì 20 ottobre al Museo Diocesano di Susa.
La conferenza promossa dalla Diocesi e dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino. Erano presenti il card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa. La soprintendente Lisa Accurti, don Gianluca Popolla, responsabile regionale per il Piemonte dei Beni culturali ecclesiastici e dell’edilizia di culto della CEI.
E i professionisti che hanno seguito il complesso intervento. “La memoria – ha ricordato don Gianluca Popolla, direttore del Museo diocesano di Susa – non ha soltanto un polmone celebrativo, ma anche un generativo”.

Tutto è cominciato nel 2021, quando i lavori per il restauro del coro ligneo trecentesco hanno portato a una scoperta inattesa. Sotto il pavimento della Cattedrale si nascondeva una cripta romanica di cui non si conservava alcuna traccia documentata. Da quel momento il cantiere ha assunto dimensioni ben più ampie, trasformandosi in una significativa campagna di indagini archeologiche. Sono emersi resti di murature, basi di colonne, frammenti di affreschi, elementi architettonici e piccoli manufatti. Hanno permesso di ricostruire passaggi finora sconosciuti della storia dell’edificio.

Ora, conclusa la fase degli scavi, si apre quella della restituzione. Nei primi giorni di novembre è prevista l’avvio dei lavori per la risistemazione del presbiterio. Il progetto punta a tenere insieme le esigenze della conservazione archeologica, la comprensione delle diverse fasi storiche della Cattedrale e la sua funzione liturgica.

La Cattedrale dopo i cantieri

Il coro ligneo trecentesco, restaurato, sarà ricollocato in posizione avanzata. L’altare romanico del XII secolo, opera di Petrus Lugdunensis, oggi custodito in sacrestia, tornerà al centro dello spazio celebrativo, sormontato dal grande Crocifisso ligneo restaurato. Anche la cripta sarà valorizzata e resa accessibile, consentendo di conoscere uno spazio rimasto nascosto per circa settecento anni.

Un intervento complesso.Come è emerso durante la presentazione, perché non si tratta soltanto di proteggere i ritrovamenti, ma di renderli comprensibili senza compromettere l’unità architettonica e liturgica dell’edificio. Il progetto, elaborato con il contributo del professor Francesco Doglioni, nasce proprio dalla necessità di trovare un equilibrio tra la memoria delle strutture antiche e la continuità della vita della Cattedrale.

Le parole del card. Roberto Repole, vescovo di Susa

Ma il significato del millenario va oltre il recupero di un monumento. Lo ha ricordato il cardinale Roberto Repole, invitando a guardare alle pietre non soltanto come testimonianze archeologiche, ma come tracce della fede di chi ha abitato questi luoghi nei secoli.

«Credo che questa sia un’occasione per tutti, anche per chi non è credente, di riconoscere che ci sono state lasciate delle tracce perché nel passato c’è stata una comunità cristiana che ha voluto trasmettere la fede», ha sottolineato l’arcivescovo.

Una memoria che non riguarda soltanto il passato, ma interpella il presente. “Non vedo l’ora di celebrare l’Eucaristia nel presbiterio rinnovato perché noi cristiani quando celebriamo l’Eucaristia affermiamo una comunione non soltanto sincronica, cioè con tutti i cristiani che celebrano ovunque nel mondo, ma anche diacronica, cioè con tutti coloro che ci hanno preceduto e hanno lasciato delle tracce nella nostra fede”.

È in questa prospettiva che il millenario assume un significato particolare: non soltanto celebrare i mille anni trascorsi dalla fondazione della Cattedrale, ma riconoscere una storia di fede che continua e una responsabilità da consegnare alle generazioni future. “Abbiamo ricevuto il dono della fede e abbiamo la responsabilità di trasmettere questo dono lasciando delle tracce”, ha aggiunto Repole.

Il racconto della soprintendente Lisa Accurti

La soprintendente Lisa Accurti ha posto l’accento sul carattere corale dell’intervento, frutto della collaborazione tra istituzioni, archeologi, architetti, restauratori e studiosi. Un percorso nel quale ogni scoperta ha aperto nuove domande e nuove possibilità di ricerca, dando origine a quella che è stata definita una «reazione a catena», capace di mobilitare competenze e risorse economiche.

Non sono mancati momenti di difficoltà, anche sul piano finanziario. Durante la presentazione è stato ricordato come il progetto abbia dovuto affrontare un taglio di finanziamenti di circa 950 mila euro, recuperati in larga parte attraverso un lavoro di ricerca di nuove risorse. Il cantiere ha potuto contare sul contributo di diversi soggetti, tra cui il Ministero, la Diocesi, i fondi dell’8 per mille, il FAI, la Fondazione CRT e Sanpaolo, la Regione Piemonte.

Alla ricostruzione delle vicende del cantiere hanno contribuito anche l’architetto Corrado Azzollini, già alla Soprintendenza torinese e oggi a Venezia, l’archeologa Deborah Rocchietti e il professor Francesco Doglioni.

La mostra “1027-2027. La Cattedrale San Giusto. Da mille anni generatrice di memorie”

Il percorso verso il millenario è accompagnato anche da un’iniziativa culturale. Al Museo Diocesano di Susa è stata inaugurata la mostra “1027-2027. La Cattedrale di San Giusto. Da mille anni generatrice di memorie”, che attraverso documenti, disegni ricostruttivi e reperti archeologici racconta le trasformazioni dell’edificio e le scoperte degli ultimi anni.

Il 2027 sarà dunque un anno importante non soltanto per la Chiesa segusina, ma per l’intero territorio della Valle di Susa. La Cattedrale di San Giusto, che da mille anni ne accompagna la storia religiosa e civile, tornerà a mostrare una parte finora sconosciuta del proprio passato. Un patrimonio restituito alla comunità, perché la memoria non rimanga soltanto qualcosa da conservare, ma continui a generare vita.

A cura di: Redazione