Quaresima. 40 giorni per riavvicinarsi a Dio. Per rivedere le proprie fragilità e debolezze. E per rinascere nel perdono. I messaggi quaresimali dei vescovi del Piemonte e della Valle d’Aosta sono uno sprone a cambiare e a ripartire con più fiducia in Dio. Un invito a camminare sul sentiero della Speranza, cui l’Anno Santo è intitolato.
Card. Repole: “Riavviciniamoci a Dio”

“Abbiamo dei giorni davanti per poter accorciare le distanze da Dio, per farci riconciliare da Lui”. È questo l’augurio per il tempo di Quaresima offerto dal card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, nell’omelia per la messa del 5 marzo in Cattedrale a Torino. “Ci sono alcune distanze che fanno parte del nostro essere donne e uomini in questi giorni». Ad esempio “l’indifferenza rispetto ai luoghi e ai focolai di guerra, purtroppo sempre più pesanti attorno a noi”. O ancora “la rassegnazione alle profonde ingiustizie umane. Quella distanza che sta nel pensare che i poveri, i miseri, ci sono e rimarranno tali per sempre”. La Quaresima può propiziare la riconciliazione con Dio. “Più sentiamo questa vicinanza – ha ricordato Repole – più siamo spronati a camminare”.
Mons. Olivero: “Noi pellegrini in viaggio verso l’uomo che sarò”

“Sono stati saggi gli antichi a dirci che il tempo non è tutto uguale – osserva mons. Derio Olivero, vescovo di Pinerolo sul settimanale l’Eco del Chisone – C’è un tempo per far festa, un tempo per lavorare, un tempo per imparare a cercare. E questo è l’Avvento. E c’è un tempo per ripartire. La Quaresima. Che è il tempo per tornare a sognare, ad amare, a spendersi, a costruire”. Questa poi è una Quaresima speciale. Quella del Giubileo della Speranza. “che è la capacità di attendere, di desiderare il bene”. “Proprio nell’anno in cui attraversiamo la Porta Santa, vorrei che cominciassimo a vedere il nostro uscio di casa come una Porta Santa – osserva Olivero – Sia quando entriamo. E raggiungiamo i nostri affetti. Sia quando usciamo e ci approcciamo alla società, agli altri”. Per i credenti, la Quaresima coincide con il pellegrinaggio. “Torniamo tutti pellegrini – invita Olivero – Ci aspetta una meta entusiasmante: raggiungere l’uomo che non sono ancora”.
Mons. Lovignana: “Come Cristo, apriamo il cuore a tutti e accogliamo ogni persona”

Un “buon cammino” è quello che augura ai fedeli mons. Franco Lovignana, vescovo di Aosta, nel suo messaggio quaresimale. “La Quaresima è un percorso con una meta chiara. La Pasqua del Signore Gesù”. Ma, osserva Lovignana: “non si tratta tanto di arrivare al 20 aprile. Il percorso da fare è molto più profondo”. Per descriverlo, il vescovo fa sue le parole di San Paolo: “Vi siete svestiti dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova per una piena conoscenza, ad immagine di Colui che lo ha creato”. Spiega Lovignana: “L’uomo nuovo è Cristo. Svestiamo l’uomo vecchio mettendoci alla sua scuola per assumerne lo sguardo, il pensiero, il cuore. La preghiera ci unisce a Lui nel suo rapporto filiale con il Padre. La carità ci allarga il cuore a immagine del suo, capace di amare tutti e di accogliere ogni persona come unica. Ecco il cammino di conversione che mi auguro e vi auguro”.
Mons. Salera: “Ci basti la parola di Dio nelle nostre bisacce di pellegrini”

Nei 40 giorni di cammino nella bisaccia del pellegrino non può mancare il dono della Parola di Dio. Questo è l’ammonimento di mons. Daniele Salera, vescovo di Ivrea, nel suo messaggio ai fedeli. Perché il Verbo “ha il potere di ri-generare cioè di immettere vita nuova in noi laddove si erano accumulate la decadenza e l’atrofia, la piaga e la malattia, la desolazione e il pessimismo. Illuminerà il nostro intelletto donandoci i pensieri del Signore. Potrà ispirare la nostra volontà, magari aiutandoci a desiderare il perdono, la riconciliazione, la condivisione dei beni, una maggiore comunione con Dio e con i fratelli. Cominciamo da qui, prendiamoci del tempo per ‘stare con la Parola di Dio. Iniziamo questa Quaresima da uomini e donne leggeri e liberi. E chiediamo al Signore di esserlo sempre di più. Di ri-generarci appunto come Lui vorrà”.
Mons. Prastaro: “Camminiamo insieme nella speranza”

La Quaresima è preparazione alla gioia della Pasqua. Il giorno del trionfo di Cristo Signore sul peccato e sulla morte. A ricordarlo mons. Marco Prastaro, vescovo di Asti, nel suo messaggio quaresimale. “Il popolo di Israele visse la sua “quaresima” nei quaranta anni di esodo nel deserto. In cui passò dalla schiavitù alla libertà. Anche noi vivremo questo cammino quaresimale. E siamo chiamati a interrogarci su cosa ci rende schiavi nella vita. A prendere coscienza che la nostra vita è abitata anche dal peccato”. La Quaresima invita ad abbandonare capricci, individualismo, egoismi. “Viviamo questo tempo di conversione con la speranza nel cuore – invita Prastaro – La speranza che non tutto è destinato a rimanere così come è. Ma che camminiamo verso la pienezza. Cioè la vita con il Signore”.
Mons. Sacchi: “Scopriamo l’amore di un Dio che è padre. E ritroviamoci fratelli”

“Si apre davanti a noi il tempo del silenzio, dell’ascolto e del ritorno tra le braccia amorose di un Dio che mai ha smesso di cercarci – ricorda nel suo messaggio ai fedeli, mons. Gianni Sacchi, vescovo di Casale Monferrato – I testi evangelici delle domeniche di Quaresima sono tutte un annuncio di speranza. Perché il nostro Dio è un Dio che sa attendere con pazienza. È un Dio che ci corre incontro e non ci condanna”. Tutta la scrittura racconta la ‘buona notizia’ di un Dio che è Padre. “Dio mi ama e mi guarda, veglia su di me – prosegue mons. Sacchi – E io sono suo figlio. Questo annuncio spalanca a noi orizzonti di speranza capaci di illuminare le nostre tenebre”. Di qui l’auspicio: “Questo sia un tempo dove, nella preghiera, nell’Eucarestia, nei gesti quotidiani, proviamo lo stupore e la gioia di essere figli amatissimi di Dio. Di essere figli e insieme fratelli”.
Mons. Gallese: “Una Quaresima di perdono”

Il perdono sta al centro della Quaresima, che è tempo di passaggio verso la Pasqua di risurrezione. Lo spiega mons. Guido Gallese, vescovo di Alessandria, in un’intervista alla Voce Alessandrina. “La vittoria di Cristo diventa palese per i credenti con la risurrezione. Manifesta la vittoria degli uomini che sono riusciti a liberarsi, o hanno la possibilità di liberarsi, dalla cappa di morte del peccato originale. Questo è avvenuto grazie al grande perdono di Cristo sulla croce. Il perdono che parte dal dono di Cristo si riverbera nel perdono che noi diamo agli altri uomini. Anche ai nostri nemici”. Il perdono è una speciale grazia spirituale. “È presentare la tua anima con le sue ferite al Signore – spiega Gallese – È chiedere che sia Lui a guarirti. Poi bisogna anche visitare l’anima del fratello da perdonare. Chiedendogli perdono per quanto gli hai fatto di male. E perdonandolo per quanto ti ha fatto di male lui. Se noi non perdoniamo, non siamo perdonati”.
Mons. Bodo: “Il crocifisso, segno di morte, di rinascita. E di pace”

“Ma è ancora possibile sperare?”. Questa la domanda che mons. Cristiano Bodo, vescovo di Saluzzo, pone ai fedeli nel suo messaggio quaresimale dell’Anno Santo. Il riferimento diretto è alle guerre e agli sconvolgimenti dell’ordine mondiale. “È possibile celebrare la Pasqua come se nulla fosse accaduto nel mondo e nel nostro paese?”. Per il vescovo non resta che la via della speranza, la virtù cardine del Giubileo. “Dobbiamo cercare giorno dopo giorno questo incontro con Dio, attraverso il suo Vangelo. Nel prendere parte alle vie crucis nelle nostre chiese”. L’esortazione è a guardare il crocifisso. “Che è il centro di tutto. Che parla di Cristo, morto e risorto per noi. Un segno di contraddizione, di salvezza, di pace vera. Contro le guerre che insanguinano il mondo intero. Che colpiscono famiglie e bambini indifesi”. Secondo mons. Bodo solo la testimonianza della croce può dare una svolta a questi tempi inquieti. Di qui l’invito “a trovare più tempo per rimanere in preghiera. A trovare nel Vangelo luce, calore e gioia”.
Mons. Brambilla: “Torniamo alle Sacre Scritture”

È l’àncora l’immagine simbolo del cammino di Quaresima, nella diocesi di Novara. E “Ancorati al tuo Amore” è il titolo scelto dal vescovo, mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara, per il percorso di riflessione quaresimale. Che nelle intenzioni deve aiutare a “comprendere la stabilità e la sicurezza che, in mezzo alle acque agitate della vita, possediamo se ci affidiamo al Signore”. Un tema da declinare facendo riferimento alle Sacre Scritture e al Vangelo. E facendo risuonare le parole di papa Francesco nella bolla di indizione dell’Anno Santo: “Noi, che abbiamo cercato rifugio in lui, abbiamo un forte incoraggiamento ad afferrarci alla speranza che ci è proposta. In essa infatti abbiamo come un’àncora sicura e salda per la nostra vita. È un invito forte a non perdere mai la speranza. A tenerla stretta trovando rifugio in Dio.”
(Foto di carattere generico tratte da Freepik e da Pixabay)
