Questa sera sono rientrato a casa tardi. Dovevo ancora cenare. Vado in cucina e inizio a preparare. Mentre cerco il cavatappi nel cassetto mi taglio con la mezzaluna affilata. È un taglio piccolo, ma profondo. Il dito non smette di sanguinare. Cerco i cerotti e lascio qua e là macchie per terra. Finalmente trovo i cerotti e fermo il sangue.
Gli organi del corpo sempre al lavoro

Torno in cucina e inizio a pulire le macchie nel lavandino e sul pavimento. Guardo il mio sangue. Mi fermo, quasi stupito, e dico: “Quanta meraviglia scorre nel mio corpo!”. Non ci penso mai. Dentro di me scorre, in ogni istante, il sangue. Litri di sangue che portano ossigeno, acqua e sostanze nutritive a tutti i tessuti dell’organismo e raccolgono i prodotti di scarto. Sempre al lavoro, anche quando dormo. Sempre in circolo per mantenermi vivo. Penso ai vari organi che compongono il mio corpo: stomaco, reni, midollo spinale, polmoni… Anche loro sempre al lavoro. Io vedo soltanto i risultati: respiro, mi nutro, cammino, scrivo, parlo, guido. Penso ai risultati, dimentico i lavoratori.
Al massimo me ne accorgo quando succede un guaio (un taglio, in questo caso, oppure un mal di schiena o mal di stomaco). Allora mi ricordo del sangue, della schiena, dello stomaco. E brontolo. Mentre mi dimentico di ringraziarli per tutti i giorni e anni in cui funzionano, diligenti, in silenzio, senza chiedere nulla.
Cittadini al lavoro per la società come il sangue per l’organismo
La stessa cosa avviene per la società. Quante persone lavorano ogni giorno per far “girare” la società: panettieri, muratori, amministratori, insegnanti, infermieri, cuochi… Mi accorgo di loro quando ci sono disagi: scioperi, ritardi, rinnovo dei contratti… Brontolo. E mi dimentico di ringraziare tutti i lavoratori che, ogni giorno, portano avanti la società. Di colpo penso: anch’io sono un “organo” di questa società. Mille domande mi arrivano alla mente: “Sto lavorando per la società come il sangue lavora per me?”, “Sono contento di essere un costruttore della società?”, “Sono consapevole di essere un cittadino della casa comune?”. Lo so, appena dico la parola “cittadino” mi vengono in mente i diritti.
Cittadini tenuti a partecipare al progresso della società
Noi moderni associamo la parola cittadino alla parola diritti: “Sono cittadino e dunque ho diritto alla salute, all’istruzione, alla sicurezza…”. Sono aspetti importantissimi. Ma la parola “cittadini” si collega innanzitutto alla parola “partecipazione”. Sono cittadino e, quindi, partecipo alla costruzione della città. Lo dice l’articolo 4 della Costituzione: “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.
Una ferita aperta per un nuovo sguardo sul corpo e sulla società
Sono cittadino, sangue per la società. La cittadinanza, prima che privilegio, è responsabilità. Sapendo che il “primo cittadino” è Dio. Lui è al lavoro, in silenzio e senza pretese. Come il sangue nel corpo così lo Spirito di Dio scorre nel mondo, tra le case, nel cuore di ogni uomo e di ogni donna. Torno a guardare il mio dito. Una ferita mi ha aperto un nuovo sguardo sul corpo. Proverò a guardare le ferite del mondo cercando di guadagnare uno sguardo più vero sulla società. Fino a vederci Dio al lavoro.
(Foto generica da archivio Freepik)
