Per la maggioranza di Governo sono norme a favore della sicurezza; per l’opposizione, un testo “liberticida”. Netto, e più che mai contrapposto, il giudizio delle forze politiche sul disegno di legge sicurezza approvato dalla Camera nei giorni scorsi (162 favorevoli, 91 contrari, 3 astenuti) e prossimo a transitare in Senato per il definitivo via libera. Fuori dal Parlamento crescono perplessità e timori nella società civile: sindacati, giuristi e associazioni sono preoccupati per una restrizione del “diritto al dissenso”.
Il ddl 1660. Disposizioni in materia di sicurezza pubblica


Il testo – di iniziativa governativa, classificato come ddl 1660, intitolato “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell’usura e di ordinamento penitenziario” – è frutto di una proposta congiunta dei ministri dell’Interno, della Giustizia e della Difesa: Matteo Piantedosi, Carlo Nordio e Guido Crosetto.
Ddl sicurezza. Nuovi tipi di reato, come l’occupazione abusiva di case
Si tratta di un provvedimento molto articolato che da un lato reca nuove tipologie di reato e dall’altro aggrava le pene per alcune fattispecie già esistenti. Misure, dunque, alquanto eterogenee, il cui filo conduttore va ricercato, per l’appunto, in un marcato profilo sicuritario che, per il momento, dopo mesi di divisioni, pare aver ricompattato le forze di maggioranza. Riguardo all’introduzione di nuovi reati si evidenzia innanzi tutto quello che punisce l’occupazione abusiva delle case, la cui pena viene fissata da due a sette anni di carcere. Viene altresì introdotta una procedura d’urgenza per liberare gli stabili dagli occupanti non autorizzati, accelerando le tempistiche di intervento delle forze dell’ordine.
Ddl sicurezza. Punite le manifestazioni di protesta in strada
Altro reato è quello che colpisce chi si rende autore di blocchi stradali e ferroviari. Si tratta di una casistica, già presente nel Codice, ma che sinora veniva punita soltanto come illecito amministrativo, mentre adesso scatta la reclusione fino a un mese che potrà salire da sei mesi a due anni se sono riunite in modo pacifico. Caso tipico è quello di una manifestazione di protesta, magari per difendere il posto di lavoro, che occupa l’incrocio di una strada.
Ddl sicurezza. La rivolta in carcere diventa reato
Nel Codice penale viene introdotto un nuovo articolo il 415-bis, riguardante lo specifico reato di rivolta entro un istituto penitenziario. Chi all’interno del carcere promuove, organizza o dirige una rivolta è punito con la reclusione da due a otto anni. Pena di cinque anni invece per la semplice partecipazione ai fatti. Se gli eventi sono accompagnati dall’uso delle armi la pena viene aumentata da tre a dieci anni e qualora la rivolta provochi la morte di qualcuno la reclusione sale da dieci a venti anni.
Il ddl sicurezza si applica anche ai centri di accoglienza per migranti
Un’impostazione che sarà applicata anche nelle strutture di trattenimento e di accoglienza per i migranti: in caso di resistenza anche passiva all’esecuzione degli ordini, si prevedono pene, da due a sei anni, cioè di poco inferiori a quelle disposte per i reclusi.
Proibito l’acquisto di scheda telefonica agli immigrati irregolari
Ai migranti viene resa più difficile la vita. Sarà infatti negata agli immigrati irregolari la possibilità di acquistare una scheda telefonica per il cellulare, in quanto al momento dell’acquisto bisognerà presentare al negoziante il permesso di soggiorno valido. “Non crediamo che la misura possa avere un reale effetto di deterrenza”, ragiona su “Avvenire” Oliviero Forti, responsabile Immigrazione della Caritas italiana. “Rischia invece di essere una norma discriminatoria che va ad ostacolare il diritto di comunicare con i propri familiari nei paesi di origine e al contempo potrebbe alimentare il mercato nero delle Sim, con inevitabili conseguenze in termini di sicurezza”.
Sicurezza più a rischio con il commercio illegale di Sim
Evidente la portata vessatoria di questa norma, che impedirà a queste persone anche di poter validamente comunicare con i propri cari, ma anche la sua sostanziale inutilità. Probabile che le schede finiranno per essere comprate nel mercato nero, alimentando fenomeni di illegalità. La norma pare peraltro comportare qualche profilo di incostituzionalità, poiché il documento di soggiorno sarà chiesto presupponendo lo status di immigrato irregolare solo osservando l’aspetto della persona al momento dell’acquisto (una discriminazione su un crinale vagamente ‘lombrosiano’).
Donne incinte o con figli fino a 3 anni: non più certa la sospensione della pena
Altro dispositivo inserito nel provvedimento è l’eliminazione dell’automatismo che escludeva dal carcere le donne incinte e le madri di bambini fino a tre anni. Adesso sarà facoltà del giudice decidere, caso per caso, sul differimento della pena. Una norma su cui ha molto insistito la Lega, essendo fortemente rivendicata da Matteo Salvini ed osteggiata invece da Forza Italia che però poi nel voto finale si è allineata ai voleri della maggioranza per salvaguardare gli equilibri interni.
Ddl sicurezza. Le critiche di Magistratura democratica
Se le forze di governo, e soprattutto Lega e FdI, plaudono per questo giro di vite a favore della sicurezza, severe critiche giungono oltre che dall’opposizione di centro e di sinistra anche da Magistratura democratica (Md). Per Md il nuovo testo, se sarà confermato dal Senato, rischia di minare i principi fondamentali della giustizia penale e dello Stato di diritto. Nel mirino finiscono infatti coloro che protestano o che disobbediscono, colpiti con pene assai più severe che in passato.
I problemi sociali non si risolvono con la leva penale
“Nel testo – prosegue Md – è contenuta una visione dei rapporti tra autorità e cittadini fortemente orientata al versante autoritario che coltiva l’ambizione di risolvere – con l’inasprimento di pene, l’introduzione di nuovi reati, l’ampliamento dei poteri degli apparati di pubblica sicurezza – problemi sociali che probabilmente potrebbero trovare più efficaci risposte senza usare per forza la leva penale”.
Cgil. Azione repressiva e politica punitiva
La Cgil parla di un «un condensato di propaganda e populismo istituzionale, declinato solo come azione repressiva dei conflitti sociali e come politica punitiva, di giustizia e carcere”. Tutto da vedere se il voto del Senato apporterà qualche correttivo trovando un diverso equilibrio del testo nel suo complesso.
Dubbi su alcuni inasprimenti di pena
D’altronde nel provvedimento non mancano aspetti dubbi. Ad esempio, l’inasprimento della pena se i blocchi stradali sono commessi contro infrastrutture ritenute strategiche come la Tav o il Ponte sullo Stretto di Messina. Chiara la volontà di scoraggiare qualsiasi condotta che possa ostacolare la realizzazione di queste grandi opere. Il punto, come ha sottolineato il giurista Antonello Ciervo, docente di Diritto pubblico presso Unitelma Sapienza di Roma, è che si tratta di un dispositivo del tutto illogico perché “non c’è nessun nesso di conseguenzialità tra l’aggravamento di pena e il fatto che io protesti in un corteo per la liberazione della Palestina o perché sono contrario al Ponte sullo Stretto. Perché dovrebbe aumentarsi la pena in questo secondo caso? Cosa faccio di più grave rispetto a una ‘normale’ manifestazione?”.
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