Non morire per un confine. Mons. Derio Olivero parla del messaggio di pace redatto a Gorizia dal Consiglio permanente della Cei

Non morire per un confine

Nella sua rubrica Le parole per dirlo, mons. Derio Olivero, vescovo di Pinerolo, parla del messaggio di pace redatto a Gorizia dal Consiglio permanente della Cei

Sono a Gorizia. La notte scorsa è caduta una pioggia abbondante. Anche questa sera la pioggia ci ha costretti a fare la preghiera per la pace dentro una chiesa. Una preghiera intensa. In una città di frontiera, attraversata dal confine.

Gorizia. Dove c’era un muro ora c’è una piazza

Pochi anni fa il confine era segnato da un muro. Fa effetto essere in una città ‘divisa’. Ora c’è una piazza – piazza Transalpina – là dove passava il muro. Ora un luogo di incontro là dove c’era lo scontro.

Proprio lì siamo riusciti ad arrivare, al termine della preghiera, con le candele accese. Su quella piazza ho pensato ai caduti delle nostre guerre. Morti per un confine. Poco lontano c’è il sacrario militare di Redipuglia.

I confini sono una sconfitta. Innanzitutto, per chi li alza

Mons. Olivero all'Abrahamic Family House di Abu Dhabi, come presidente della Commissione per l'ecumenismo e il dialogo Interreligioso CEI
Mons. Olivero

Su quella piazza ho pensato alle guerre di oggi. Ci si uccide per rubare un pezzo di terra, per spostare un confine, per togliere spazio all’altro. Ci si uccide ancora per un confine. Incapaci di convivere. Convinti che si vinca togliendo. Invece si vince accogliendo. I muri sono una sconfitta innanzitutto per chi li alza. Quando alzi un muro non ti accorgi di ciò che ‘lasci fuori’. Alzare muri significa perdere qualcosa. Solo quando sei convinto di essere autosufficiente osi alzare muri. Ma l’autosufficienza è una menzogna. Siamo tutti legati, siamo tutti bisognosi.

Non tagliare i legami. Nessuno è autosufficiente

Tagliare i legami significa tagliarsi le gambe. Solo quando sei convinto di essere superiore osi alzare muri. Ma nessuno è superiore. Siamo tutti uguali. Uguali, legati, bisognosi. In piazza Transalpina, finita la preghiera, abbiamo fatto una foto di gruppo in Italia e una, pochi metri più in là, in Slovenia. Di qua e di là eravamo sempre noi. Respiravamo la stessa aria, portavamo in cuore gli stessi sogni, ammiravamo lo stesso paesaggio.

Perché uccidersi per un confine?

Poi siamo andati a cena, a tarda ora, in un locale sloveno. Come secondo ci hanno portato la polenta. In mezzo a piatti tipici mi ha fatto effetto mangiare la polenta. Parlano una lingua incomprensibile, hanno una storia diversa, costumi tipici. Eppure, mangiano come noi, respirano, amano, lavorano, piangono, ridono come noi. Perché i confini? Peggio ancora: perché uccidersi per un confine?

Paolo VI. “La pace deve guidare le sorti dei popoli”

Ora nella stanza d’albergo ripenso alle parole pronunciate 60 anni fa da Paolo VI all’Onu: “Non più la guerra, non più la guerra! La pace, la pace deve guidare le sorti dei popoli e dell’intera umanità! Arriverà mai il mondo a cambiare la mentalità particolaristica e bellicosa, che finora ha tessuto tanta parte della sua storia?”. Tocca a noi. Sono contento che oggi, come Consiglio permanente della CEI, dopo acceso dibattito, abbiamo scritto un chiaro messaggio di pace. E scelto di fare gesti concreti per aiutare il popolo di Gaza.

Dalla Chiesa italiana appelli contro le violenze a Gaza e per il rilascio degli ostaggi

In realtà, la Chiesa italiana ha già mandato un consistente aiuto. Il messaggio inizia così: “Chiediamo con forza che a Gaza cessi ogni forma di violenza inaccettabile contro un intero popolo. E che siano liberati gli ostaggi. Si rispetti il diritto umanitario internazionale, ponendo fine all’esilio forzato della popolazione palestinese”.

Il lusso di addormentarsi in pace

L’albergo è in Italia. Pochi metri più in là inizia la Slovenia. Ora vado a letto, come molti sloveni. Ho il lusso di andare a letto in pace. Addormentarmi senza timore che un nemico bombardi la città. Non perdiamo questo lusso! Non smettiamo di sognare e costruire un mondo in pace!

Mons. Derio Olivero

pubblicato su L'Eco del Chisone