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Il Pellegrinaggio in Terra Santa: una connessione spirituale unica

Un'intervista a Don Arzaroli sul significato profondo dei pellegrinaggi in Terra Santa e l'importanza di mantenere la connessione nonostante le sfide attuali

Nessun Papa ha visitato la Terra Santa, prima di Paolo VI nel 1964. Ma fin dai primi secoli cristiani i viaggi dall’Europa verso Gerusalemme sono una componente fondamentale della pastorale, della cultura, del turismo.

Il testo del «pellegrino di Bordeaux», che viaggiò in Terra Santa nel 333, è la prima testimonianza scritta che si è conservata. Nel suo diario, come in quello di Egeria (V secolo) c’è molto più di una guida «turistica»: c’è l’incontro con le comunità locali, la conoscenza delle liturgie, l’emozione di camminare in quei luoghi che hanno accompagnato i primi passi della Chiesa.

Riprendiamo il discorso con don Massimiliano Arzaroli, presidente dell’Opera diocesana Pellegrinaggi di Torino e incaricato per la pastorale del Turismo in diocesi. 

Oggi ci si prepara a un nuovo «digiuno» dei pellegrinaggi?

Naturalmente speriamo di no! Al momento i viaggi in programma sono sospesi, non cancellati. Lo scoppio del conflitto armato ha preso di sorpresa anche noi – come tutti nel mondo, direi. La Terra Santa rappresenta la meta principale nel programma annuale dell’Opera torinese, che ha iniziato pellegrinaggi in quei luoghi fin dagli anni ‘70. 

Anche economicamente, questo settore rimane l’attività principale dell’Opera. Eravamo in un momento di grande ripresa dell’interesse e delle prenotazioni, dopo gli anni molto difficili del Covid. La nostra offerta è però molto diversificata sia per le mete sia per le tipologie di viaggi: a fianco dei pellegrinaggi ai luoghi santi cristiani e ai grandi santuari mariani mettiamo a disposizione proposte di turismo culturale in tutto il mondo, con offerte «personalizzate» a seconda degli interessi delle parrocchie e dei singoli viaggiatori.

Al momento dello scoppio della guerra c’erano 27 pellegrini organizzati in un viaggio dell’Opera. Ci sono stati problemi?

No, a parte le preoccupazioni e i disagi inevitabili in situazioni come questa. Siamo riusciti a organizzare il rientro in condizioni di assoluta sicurezza, grazie all’esperienza organizzativa e alla stretta collaborazione con i nostri corrispondenti e con le autorità consolari in Israele e in Italia. 

Siamo abituati a considerare la sicurezza e la serenità dei pellegrini come il primo obiettivo da tutelare e non intendiamo correre alcun rischio, tra quelli che possiamo prevedere. Appena possibile riprenderemo la programmazione e la preparazione dei viaggi, avendo sempre cura di organizzarci con il massimo di informazioni possibile. In Israele come nei Territori e in Giordania l’Opera lavora in stretta collaborazione con i propri «corrispondenti», agenzie locali che conoscono bene la situazione e che sono sempre stati preziosi nell’aiutarci a evitare problemi. Inoltre facciamo riferimento ai frati della Custodia e al Patriarcato Latino. 

La guerra viene a interrompere, almeno nell’immediato, un rapporto profondo tra le nostre comunità e la Terra Santa? 

Interrompere in senso assoluto non direi perché con la preghiera e l’amicizia spirituale possiamo continuare a far sentire la vicinanza soprattutto ai cristiani che li vivono. Speriamo e preghiamo affinché si trovino, dopo 75 anni di grandi sofferenze, anche con il coinvolgimento della comunità internazionale, soluzioni giuste ed adeguate per la convivenza pacifica tra i diversi popoli. 

Il pellegrinaggio in Terra Santa ha quindi una forza tutta particolare?

Chi sceglie la Terra Santa se ne innamora. Molti dei pellegrini che vanno una prima volta poi tornano, in altre occasioni e con itinerari diversi: una rete di viaggio che ha il proprio cuore e il proprio centro in Gerusalemme, la città «dove tutti siamo nati», come dice il Salmo. Ed è naturale che sia così, soprattutto per chi fa parte di comunità cristiane. I luoghi della vita di

Gesù non sono un «posto turistico» qualsiasi, ma richiamano continuamente a contenuti, valori, esperienze che fanno parte della vita cristiana di ogni giorno. E, anche se il viaggio si svolge in territorio di modeste dimensioni, ogni luogo può diventare occasione di approfondimento, di nuova conoscenza. 

C’è poi un aspetto fondamentale: i pellegrinaggi cristiani sono un’ occasione unica per incontrare le persone di altre Chiese «sorelle», le confessioni cristiane che vivono in Israele e nei Territori. Ogni incontro diventa una «presa di coscienza» delle sofferenze e delle gioie della Terra Santa. E ogni pellegrinaggio è anche un modo concreto di sostenere questa presenza. Non sono poche le esperienze di solidarietà che si avviano qui e che hanno avuto origine da un viaggio in Terra Santa.