
Ieri sono arrivato a Roma in serata. Non avevo tempo per la cena. Così mi sono fermato in un bar della stazione. C’era parecchia gente in coda. Davanti a me due tipi discutono animatamente. Uno sostiene che l’altro non ha rispettato il proprio turno. Ora tocca a me. La cameriera chiede “Chi c’è da servire?”. Io indico la signora accanto. Dietro di me un tale dice che c’ero prima io. Non ci faccio caso e lascio passare la signora.
Prendo il mio succo e mi allontano dal bancone. Inizio a bere. Arrivano due distinti quarantenni e mi dicono: “Grazie. La sua gentilezza ci ha toccato”. Ringrazio e vado al lavoro.
Un gesto gentile, come una carezza
Ora sono sul treno del ritorno. E ripenso a quell’episodio. Un piccolo atto di gentilezza ha toccato quei signori. Mi pulisco gli occhiali con il fazzoletto. Una signora seduta di fronte mi offre una salvietta. E mi dice che è studiata apposta per le lenti. Siamo nel “vagone silenzio”, qui viaggiamo senza mai parlarci. Mi sorprende questo suo gesto gentile. Una carezza in una giornata pesante. All’incontro di oggi, dopo vivace discussione, ho dovuto rinunciare ad un progetto a cui tenevo particolarmente. Era relativo al tema del dialogo e della pace.

Sono salito sul treno amareggiato, anzi decisamente arrabbiato. Il dialogo e la pace nel mondo sono messi in discussione. E noi stiamo fermi. Troppo fermi. Lo so, ci sentiamo impotenti. Ma ora mi accorgo che anche solo un piccolo gesto di gentilezza può fare miracoli. Usare pazienza nelle code oppure offrire una salvietta. Sono salito sul treno con un forte senso di sconfitta. Deluso. Ora riprendo coraggio.
Mi dico: “Se non puoi cambiare il mondo, puoi almeno fare un gesto gentile a chi ti sta accanto”. Un atto di gentilezza dato o ricevuto aiuta a guardare il mondo con altri occhi. Ridona fiducia. Sul cellulare guardo la posta e scorro i messaggi. Uno dice così: “Anche se si agita con forza la clessidra, ogni granello cadrà a suo tempo. Non forzare nulla. Tutto arriva”.
Per cambiare le cose occorre coraggio, fatica e pazienza
È vero: ci vuole tempo per cambiare le cose. Bisogna sognare, progettare, provare, pazientare, ripartire, non mollare. Solo nelle favole i sogni si avverano per magia. Nella realtà i sogni si avverano lentamente, dentro fatica, coraggio, pazienza. Non smettere di sognare è il primo passo per cambiare le cose. Senza forzare e, nello stesso tempo, senza rinunciare.
Sognare in grande e realizzare in piccolo. Immaginare la pace nel mondo e dare precedenza ad una signora al bancone di un bar. Contribuire alla pace nel mondo e sorridere a chi ti passa davanti al bar. Il sogno ti porta a fare un passo. E il piccolo passo ti aiuta a non mollare il sogno. Il piccolo passo ti aiuta a non smettere di credere ai cambiamenti.
La rivoluzione gentile di Gesù Cristo
Gesù Cristo predicava il Regno e, nello stesso tempo, si è fermato un’ora al pozzo a chiacchierare con una donna ferita. Sognava il compimento e, nello stesso tempo, si è fermato ore a pranzo con i suoi amici di Betania o con i peccatori. Portava una grande rivoluzione ed ha passato anni a ‘perdere tempo’ a giocare con gli altri bambini. Dunque, anche noi possiamo sognare. Con coraggio e pazienza.
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