
Sono in treno. È mattino presto. Il cielo è azzurro. Sto attraversando il Lazio. Prati verdi, campi arati, qua e là colline cariche di alberi. Prima di iniziare a lavorare guardo il paesaggio. Dopo vari giorni di pioggia e freddo mi sorprendo di fronte a questo sole. Non avevo visto le previsioni. Così mi godo la piacevole sorpresa. E mi godo la luce calda del mattino che valorizza i colori. Mi attraggono soprattutto gli immensi campi arati. La luce gialla li fa apparire “caldi”. Sembrano pagnotte di pane appena sfornate.
La terra, promessa di grano e di futuro
Sono campi brulli, ma evocano la loro destinazione, il loro desiderio, il loro compito: produrre grano. La luce calda del sole accarezza la terra e quasi sussurra possibilità future. Perché proprio questo è la terra: continuo desiderio di futuro. Soprattutto la terra arata. È lì pronta. È lì in attesa del seme. Sembra spenta e senza vita. In realtà è in fervente attesa. Disponibile e desiderosa. Umilmente in attesa. Si riposa. Ma tiene un occhio leggermente aperto. Con esso veglia, con trepidazione, per essere pronta appena spunta un seminatore. E intanto sogna il suo manto coperto di spighe, sogna messi che biondeggiano, sogna primavere ed estati.
Società in tramonto o all’aurora?
Mi affascina questa immagine. Mi resta negli occhi e nell’anima mentre leggo il giornale. Qui trovo notizie pesanti: guerra in Palestina e in Libano, aumento dei prezzi, un femminicidio. Un paesaggio brullo, arido, ferito. La società sta faticando. Le notizie non sono confortanti. Eppure mi accompagna l’immagine dei campi arati. Siamo una società al tramonto o all’aurora? Forse siamo un campo arato. Ci sono state fiorenti primavere e rigogliose estati. Abbiamo avuto epoche davvero creative, feconde. Ora siamo un campo arato, in autunno. Il segreto sta nella capacità di mantenerci in attesa. Con la certezza che siamo un buon terreno e che sicuramente arriveranno nuove possibilità per fiorire.
Ogni giorno porta speranza
La terra, là fuori, non sa il futuro, ma lo desidera. Non sa il futuro, ma ci crede. Non dobbiamo spaventarci di fronte alle notizie del giornale. Non parlano di apocalisse, ma di autunno. Dobbiamo tenere sempre un occhio aperto per cogliere ogni piccolo segno di speranza. Imparando a guardare il giornale non da spettatori, ma da protagonisti. La società non è qualcosa di esterno a noi. Ci siamo dentro, ne siamo parte. Siamo una zolla che profuma di pane. Siamo nati per generare. Siamo una zolla in autunno, ma ogni mattina ci viene regalata una nuova giornata per ripartire.
Piccole zolle che profumano di pane
Ogni mattina è primavera. Ogni mattina è una porta che si apre. Anche dopo le notti più scure. Non smettiamo, tutti insieme, di sognare ancora nuove primavere e nuove estati. Non solo per noi, ma per la nostra società, per la nostra civiltà. Nel passato abbiamo prodotto pitture, sculture, democrazia, difesa dei diritti, cammini di fede, santi, poeti, compositori. Milioni di persone, mamme, papà, lavoratori, persone non annotate nei libri di storia hanno costruito vite belle, hanno portato avanti una civiltà carica di umanità. Ora tocca a noi. Piccole zolle che profumano di pane.
(Foto di carattere generico dagli archivi di Freepik e di Pixabay)
