Nella settimana in cui si visitano i cimiteri in molti si accorgeranno che qualcosa sta cambiando. Cambiano i protocolli del trapasso, le mentalità, perfino le mode delle font sulle lapidi. La pratica della cremazione è diventata dominante, e questo si vede nella disposizione delle nuove cellette che accolgono le spoglie diventate leggere. Il cimitero non è più la meta ultima: a volte lo è un prato, una vetta, uno specchio d’acqua. Qualcuno inorridisce, altri provano sollievo al solo pensiero.
Cimiteri come spazi di spiritualità

Il culto dei morti sta ritornando ad essere un culto privato, domestico. Eppure i cimiteri sono spazi pubblici, democratici, di tutti e per tutti, che lasciano libertà a quelli che rimangono di fare visita alla tomba di un amico senza incomodare nessuno o dover chiedere permesso.
La cremazione fa cadere tutti i problemi igienico-sanitari che sono stati la causa della realizzazione dei ‘campi santi’ fuori le mura della città dal 1800. È un cambiamento epocale che non si arresterà.
Ora forse i tempi sono maturi per riavvicinare vivi e morti pensando a cimiteri (e ampliamenti) nuovi, spazi di spiritualità ma laici, aperti, pubblici, immersi nel verde, decorosi ed ecologici.
Il cimitero pensato come elemento del paesaggio urbano che diventa ponte, che restituisce serenità al singolo, ma anche senso di appartenenza e di comunità a chi resta, memoria collettiva e non solo privata.
(Foto di carattere generico dagli archivi di Freepik e di Pixabay)
